La Nocerina e la Giustizia Sportiva: quando le Istituzioni uccidono la passione per il calcio

Aereo striscione tifosi Nocerina

Aereo striscione tifosi Nocerina

E’ un pò che non se ne parla, d’altronde in Italia quando non c’è la notizia, che senso ha prendere le difese di qualcuno o semplicemente far presente il proprio punto di vista?

Sono passati mesi, ormai, dal famoso Salernitana – Nocerina, la partita, a detta di qualcuno, dello scandalo.

E’ questa la parola fondamentale sulla quale mettere luce, scandalo, ma forse converrebbe, a questo punto, interpretarla in un’altra maniera, o semplicemente rivolgerla non a una tifoseria, a una squadra, o a dei calciatori, ma a chi ha deciso, senza nessun giustificato e comprensibile motivo, di togliere ad una città una passione.

Non siamo qui a giudicare se, nel fatto specifico, siano state fatte o meno minacce, ma a giudicare un comportamento che ormai è divenuto prassi: nel dubbio, invece che decidere e fare giustizia, meglio lavarsene le mani ed evitare il problema, è più facile no?

Veniamo ora al punto. Ammesso e non concesso che, nell’occasione, siano stati messi in atto comportamenti sbagliati da una tifoseria (che comunque lo ha fatto con una motivazione precisa, mai però presa in considerazione), come è possibile decidere di cancellare una squadra da un campionato?

Forse, chi decide, non ha mai avuto una passione, non ha mai girato in una città come può essere Nocera, dove non ci sono Milan, Inter e Juventus a tenere banco il lunedì davanti ad un caffè al Bar, ma le sorti della squadra del proprio paese. In un contesto come quello italiano, togliere ad una città una squadra di calcio equivale, per tanti appassionati e non per forza facinorosi, togliere la passione, togliere il piacere di attendere la domenica per sfidare, calcisticamente, i rivali della propria regione. Multe, squalifiche, partite a porte chiuse, tutto sarebbe stato comprensibile (ammesso, ripetiamo, che ci siano stati dei reati), ma di certo non la cancellazione di una squadra da un campionato.

A questo aggiungiamo un particolare non di poco conto: la situazione dei calciatori. Delle due l’una: o sono vittime di un intimidazione, e quindi non passibili di squalifica perchè hanno agito solo per cercare di salvare la pelle, oppure non sono stati minacciati, quindi giustamente squalificati, ma in quel caso verrebbe meno tutto il castello con il quale si è deciso poi di cancellare la Nocerina.

La Giustizia Sportiva, invece, è riuscita nello straordinario intento di avere la botte piena e la moglie ubriaca, di fatto squalificando giocatori che vivono di quel lavoro (e non sono in Serie A con milioni di euro in banca), per il fatto di essersi piegati, a detta loro, alle minacce degli ultrà nonostante le rassicurazioni di qualcuno che prometteva protezione agli stessi. Vogliamo quindi incolpare ragazzi, anche ventenni, semplicemente per avere avuto paura e semplicemente perchè vogliosi di giocare a calcio, e non partecipare ad una guerra?

Ora, però, tutto è passato in cavalleria, il “problema” Nocerina non c’è più, i questori e gli Organi di Giustizia Sportiva non hanno più il problema di vietare trasferte e quanto altro.

I problemi, se ci sono, vanno risolti, ma in Italia e nel calcio, spesso, l’unica soluzione è quella di non decidere, perchè il coraggio e l’intelligenza, ormai, sono sempre più un dono di pochi, e spesso a quei pochi viene impedito di usarli.

Alessandro Grandoni

Fonte: www.calcionazionale.it

MdA

Presidente dei Fuori sede Nocera